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Apprendimenti e prossimità

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Vicino e lontano

Siamo nell’epoca che ci consente di avere vicino ciò che è distante, con il rischio di rendere distante ciò che è vicino.
Non si tratta di un aspetto marginale. La relazione tra distanza e prossimità è una relazione centrale per molte ragioni. Centrale perché influenza la gestione del personale benessere ed equilibrio psicologico, centrale perché indirizza la gestione della propria appartenenza sociale e comunitaria, centrale perché proietta la propria pensabilità nel futuro e nelle sue possibilità. Centrale anche perché è strettamente connessa con le condizioni dell’apprendere.

Il confine che distingue ciò che è vissuto come vicino e ciò che è vissuto come lontano è diventato oggi un’esperienza individuale. Non è più un’esperienza comunitaria. Nel passato ciò che era riconosciuto e vissuto come vicino e ciò che era riconosciuto lontano erano per lo più un’esperienza collettiva. Se è pur vero che vi sono anche oggi comunità che si distinguono e si consolidano perché stabiliscono forme di vicinanza e di lontananza, appare però ancor più forte il fatto che ciascun soggetto si organizza un proprio uso quotidiano di mezzi e risorse tecnologiche che generano la sua personale modalità di avere prossimità e di avere distanze. L’uso che viene fatto dell’e-mail, dell’ipod, del cellulare, di internet, dei social network, dei mezzi di trasporto, concorre a determinare per ciascuno la propria personale agenda delle prossimità e delle distanze.

Prossimità e partecipazione estetica

La distinzione tra prossimità e lontananza è riconoscibile attraverso la natura della relazione che si instaura con ciò che viene vissuto prossimo e ciò che viene (non)vissuto come lontano. Esattamente la natura di questa relazione differenziante la prossimità dalla lontananza è di essere una relazione estetica, ovvero una relazione che coinvolge e rende partecipi attraverso le emozioni e le percezioni. Nella relazione di prossimità si vivono stati d’animo, si percepiscono differenziazioni, si sperimentano connessioni, proiezioni, legami e stati nei quali il mondo viene vissuto come esperienza, come coinvolgimento che assume unità e senso, ascolto e comprensione. Al contrario la relazione di distanza è quella che rimane indifferenziata, generica, atonica, estranea, priva di una partecipazione estetica.

Lontananza che invade la vicinanza

Osservando questo presente, una delle sue potenti peculiarità ha importanti effetti sull’espressione dell’io e della sua presenza nel mondo: la lontananza ha invaso la prossimità. La lontananza è diventata lavoro e impegno, non è solo pre-occupazione ma anche occupazione. Nel passato, privo di tecnologie che rendevano la lontananza vicina, vi era un lontano chiaro e rassicurante, nel suo essere inavvicinabile. Nel passato erano distinti e riconoscibili i confini entro i quali il proprio mondo aveva le sue prossimità, oltre i quali vi era un’estraneità di cui se ne sapeva l’esistenza, ma la cui manifestazione era episodica e occasionale. La lontananza era una fantasia, un immaginario, un’eco. Non un’occupazione, al peggio una preoccupazione.
Con la distribuzione massiccia di tecnologie della lontananza, che consentono alla lontananza di manifestarsi incessantemente e ripetutamente, che consentono anche di generare lontananza e isolamento, si è imposta una condizione nella quale ciascuno è impegnato a formare e governare una personale strutturazione dei confini e dello statuto di ciò che vive come prossimo e ciò che vive come lontano. Ciascuno ha con sé un telefono che lo rende sempre raggiungibile dalla lontananza, ha e-mail che assediano la sua casella postale, è sottoposto alla percezione di innumerevoli immagini di lontananze sofferenti o gaudenti, è spettatore di innumerevoli intimità della vita degli altri. Ciascuno, invaso dalle possibilità di presenza della lontananza, deve stabilire dove porre le proprie distanze, dove rendersi aperto a una relazione estetica e partecipativa e dove, invece, lasciare il mondo con cui viene in contatto indifferenziato e amorfo, estraneo. Perché nessuno ha risorse sufficienti per vivere un sentimento estetico di prossimità verso tutto ciò con cui entra in relazione. Nessuno ha capacità di empatia e di partecipazione emotiva sufficienti per un sentimento di vicinanza illimitato.
Così accade che una chat con una persona lontana migliaia di chilometri e senza dettagli di prossimità fisica, sia vissuta con maggiore prossimità e quindi attraverso una relazione estetica, di quanto viene vissuta la relazione con un collega di lavoro presente nel proprio ufficio, o, ancor più significativo, sia vissuta con più intensità emotiva di quanto si viva la percezione di una persona che cade svenuta al proprio fianco sul marciapiede di una metropolitana, diventata così poco prossima da non indurre alcuna relazione estetica, ovvero emotiva.

L’apprendimento ha bisogno di vicinanza e di bellezza

Il tema delle forme che assumono la prossimità e la distanza nelle persone è profondamente connesso con il tema dell’apprendere. Infatti se non vi è apprendimento se non all’interno di un’esperienza estetica e se un’esperienza estetica è costituita da un sentimento di prossimità, ne discende una prospettiva significativa: la necessità di riconoscere dove la prossimità sia oggi possibile e di comprendere come la prossimità sia possibile. “Un’idea o un valore può all’intuizione darsi in originale, ma ci è impossibile fiancheggiare un’idea. Ci vuole qualcosa di sensibile. Il sentito è definito da questa relazione di prossimità.” (Levinas)

Il modo con cui facciamo nostro il mondo, attraverso una partecipazione prossima, e perciò estetica, costituisce l’indispensabile terreno sul quale si innesta l’apprendere. Una prossimità che è estetica perché si avvale e richiede la coralità delle risorse percettive, corporee, immaginative, emozionali attraverso le quali il mondo diventa esperienza di bellezza. “La bellezza è la percettibilità del cosmo, è il suo avere qualità tattili, tonalità, sapori, il suo essere attraente.” (Hillman) La bellezza è esperienza di scoperta, di sorpresa, di incanto, di meraviglia, di sensibilità e quindi anche di comprensione e riconoscimento. Un’esperienza che avviene radicalmente, perché afferra il soggetto alle radici del suo essere in contatto con il mondo, attraverso le sue capacità di prossimità partecipativa e desiderante.
Se le possibilità dell’apprendere non possono prescindere dall’esperienza della prossimità, appare allora appropriato cercare di di svelare le caratteristiche del movimento estetico attraverso il quale l’apprendere ha le sue epifanie.

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