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Il bisogno invincibile delle aspettative

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Ogni relazione – amicale, amorosa, ma anche professionale – irresistibilmente tende a produrre aspettative. A dispetto dei fatti, sovente anche del buon senso e della serenità.
Ci aspettiamo risposte, attenzioni, sincerità, trasparenza. Ci attendiamo di essere compresi, di ricevere gentilezza o di essere riconosciuti. Ci aspettiamo che gli impegni siano mantenuti, che i nostri gesti abbiamo un riscontro di ascolto.

Cosa ci spinge a nutrire aspettative, nonostante le frequenti delusioni e le conseguenze di dolore che portano con sé? Perché questa proiezione nel mondo di noi stessi?

Ovviamente dev’essere una ragione forte, che ha più necessità del bisogno di evitare il dispiacere di un’aspettativa delusa.

Attraverso l’aspettativa che si insedia nel nostro cuore diamo credito e necessità alle nostre ragioni, alla nostra visione della realtà. L’aspettativa ci dà ragioni in cui credere. Nell’aspettativa troviamo la rincuorante legittimità delle nostre convinzioni. Quando ci aspettiamo qualcosa da qualcuno stiamo anche affermando il mondo come lo crediamo, con i suoi doveri e le sue necessità, come riteniamo debba essere e come, soprattutto, abbiamo bisogno debba essere.

Dietro un’aspettativa sovente vi è una verità, la nostra, che abbiamo necessità di difendere. Sicché, forse ci sono indispensabili le aspettative, nonostante le delusioni che producono, perché abbiamo bisogno di sentirci dalla parte del giusto. Se ti saluto, mi aspetto che tu mi ricambi. Se arrivo puntale, mi aspetto lo stesso. Se ho fatto un buon lavoro, mi aspetto riconoscimento.

Nell’aspettativa l’io rivendica il diritto di esserci e di credere in ciò che crede. Un bisogno di pensare di essere nel giusto, che ciò che ci attendiamo ci sia necessario. Un bisogno più forte di quello di evitare le sofferenze generate da aspettative deluse.

I fatti della realtà hanno sempre meno peso delle convinzioni di cui ha bisogno il cuore.