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Il capo e il dissidio

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Nella mia esperienza di coach frequentemente incontro nei capi un tema di fatica e un sentimento di equipaggiamento insufficiente: la gestione del dissidio.

Conflitto e dissidio sono ben diversi.

Il conflitto è distanza, distacco, gelo dei legami. Il conflitto consente gli estremi, le abrasioni, perché la relazione è eclissata. Tra le persone in conflitto vi è un muro che separa e affranca il conflitto dalla responsabilità, abilitando psicologicamente anche il peggio, l’aggressività che si libera. L’altro è diventato estraneità.
Mentre nel dissidio l’altra persona rimane legame a cui si appartiene, per volontà o per necessità: il collaboratore o il collega. Il dissidio per questo è più faticoso e richiede più capacità. Perché è timore che l’opposizione e la distanza possano lasciare un segno nella relazione. Il dissidio non ha muri di protezione ed espone se stessi alla perdita dell’altro a cui pur si tiene.
Così, anche il comando non sembrerebbe causare maggiore ingombro psicologico nei capi. Il comando è diretto, non ingaggia un confronto, elude la replica e l’obiezione. Il comando non ha specchi, si tiene alla larga dallo scambio e dalla relazione.

Invece: il collaboratore che non si impegna quanto dovrebbe, o che commette errori per mancanza di cura e attenzione, oppure che resiste a cambiare, sono terreni delicati di un potenziale governo del dissidio per il capo. Perché impegnano nella relazione, nella comunicazione, nella manifestazione di uno scontento, che impongono al capo di affrontare le resistenze del suo collaboratore, le sue opposizioni e il suo potenziale spostamento in un conflitto, in un distacco.
Nel territorio del dissidio, del rischio di lacerare se stessi lacerando l’altro, il capo incontra la tenuta della propria leadership. Esercitare la distanza, affrontare con precisione e chiarezza le debolezze del collaboratore e uscirne insieme più forti, oltrepassando il dissidio.

Saper avere dissidi è capacità che richiede libertà, libertà da timori. Dal timore di procurare ferite, perché un buon dissidio è guidato da ciò che è giusto fare. Dal timore di sentirsi abbandonati, perché un buon dissidio crede nel legame e un legame è solido quando sa correre il rischio di finire. Infine, il dissidio richiede di non temere i propri limiti, perché nel dissidio si incontrano le proprie debolezze, oltre quelle degli altri.

Tra il comando e il conflitto, la straordinaria capacità di dissidio rende le persone migliori.

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