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Conosci i tuoi bias?

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L’esperienza è una prevaricazione. L’esperienza è una dipendenza, una sottomissione, di cui il nostro sistema cognitivo ed emotivo ha necessità per funzionare. Se in treno un passeggero ci spiega in modo molto convincente che circolano finti controllori di treno, che danno finte multe a chi viene trovato senza biglietto. Può essere che le volte successive che un controllore ci chieda il nostro biglietto ci domanderemo se sia un falso o un autentico controllore.
Sicché, in ogni esperienza che facciamo nel presente, vi è tutta l’esperienza che abbiamo fatto nel passato. Questo significa che ciò che si vive nell’adesso del presente è condizionato e plasmato da ciò che abbiamo vissuto nel passato, che determina o ha determinato, spesso inconsapevolmente, ciò che vediamo o ignoriamo, sentiamo o tralasciamo, mettiamo in evidenza oppure trascuriamo, consideriamo giusto o consideriamo sbagliato. Tutto ciò che percepiamo, sentiamo e viviamo è modellato attraverso le esperienze che abbiamo vissuto.
Ecco dunque un paradosso: ogni esperienza che viviamo è condizionata dalle esperienze passate e ripete modi che già conosciamo di percepire, pensare e sentire. Eppure ogni esperienza potenzialmente è generativa, perché potrebbe dare origine e influenzare nuovi modi di percepire, pensare e sentire.
L’esperienza è una medaglia di due lati, diversi ma legati. Un lato è fatto dell’inevitabile ripetere di ciò abbiamo imparato dal passato. L’altro lato ha invece la possibilità di generare, attraverso le esperienze che viviamo, modi di essere che non abbiamo ancora. Questo pertugio, questo sottile e impreciso confine, tra la ripetizione nelle esperienze che abbiamo già vissuto e la loro metamorfosi attraverso nuove esperienze, questa fessura è lo spazio in cui insinuarsi per espandere le nostre possibilità di vedere, sentire, provare, decidere, agire e perciò di essere. In questa apertura l’esperienza è ciò che mi accade quando non mi capita ciò che avevo previsto.

In matematica, in economia e in altre scienze il bias è un difetto sistematico sempre presente nelle procedure che di applicato. Il bias è l’applicazione di un pregiudizio nella valutazione, che impedisce di accogliere i fatti che sono presenti nella realtà. Non possiamo non avere bias, è inevitabile. Perché è inevitabile, come detto, che il pensiero e le emozioni agiscano sulla base delle esperienze passate e tendando a proiettarle nel futuro. Se è inevitabile avere bias, possiamo però metterli alla prova, possiamo giocarci, non prenderli sul serio, possiamo forzarli e provocarli. Se vogliamo trovare esperienze che ci arricchiscono di nuovi modi di sentire, di vedere, di pensare e di agire dobbiamo stimolare un cortocircuito dei bias che abbiamo imparato, inconsapevolmente, ad avere.
Come riconoscere come sono fatti i nostri bias? Riconoscendo le ripetizioni che abbiamo: nei modi di analizzare i problemi, nei modi di consideriamo i fatti, nei modi con cui arriviamo alle conclusioni, nelle reazioni a ciò che ci dà gioia o a ciò che ci irrita.
L’identità è l’esperienza che si trasforma in bias e produce strade dentro cui gli occhi, il cuore e il pensiero trovano ciò che sanno già di trovare. Salvo riuscire a infrangere questo circuito con un gesto che s’impossessa dell’inatteso. Ci occorre essere in ascolto delle anomalie, delle deviazioni.

PRATICA-MENTE

Alcune pratiche per disinnescare i tuoi bias e generare di nuovi più ricchi e variegati.

Cerca di attuare piccoli tentativi di alterazione delle tue abitudini.
Cerca nuovi contesti nei quali instaurare relazioni e comunicazioni
Cerca nuove connessioni e nuovi legami con persone che ti richiedono comportamenti differenti
Cerca nuovi modi di esprimerti e di comunicare
Cerca piccole variazioni alle tue routine
Cerca di vedere vere le cose che credi false
Cerca di vedere meglio quello che credi di vedere bene

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