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Ripartire tra coraggio e ragionevolezza

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Sono giorni in cui è ricominciata una strana e ambigua routine, una sorta di normalità “plumbea”, che lentamente sta perdendo i suoi contorni foschi, ma pur sempre mantiene un certo tipo di tonalità, che forse migliorerà con un sole ed un caldo che molti di noi attendono. Qualcuno, dal momento della fine del lockdown, si aspettava una ripartenza a razzo, ma così non è stato, come era presumibile e logico. Per le aziende ci sono difficoltà, dal punto di vista strategico e organizzativo, per tanti piccoli imprenditori affanni che i più lungimiranti hanno saputo gestire, altri meno. I professionisti faticano ed ancora lo smartworking la fa da padrone, in una realtà diversa che stiamo tutti vivendo e che lascerà un segno nelle nostre vite.

Oggi viviamo una grande sfida per tutti nel trovare una nuova e diversa socialità e un modo alternativo di concepire la nostra vita quotidiana. Ognuno di noi ha bisogno del rapporto con l’altro, non solo mediato da un software e da una connessione internet ma non è più come prima, e non lo sarà per molto tempo. È una fase in cui prevale il timore e la cautela, i dubbi per il domani che si riverberano sull’oggi, un futuro che già prima per molti non era roseo, ora ha colori grigi. In tutto questo occorre uno scatto di reni. Il coraggio di ripartire, di fare scelte, di non cercare alibi o capri espiatori.

Ci sono generazioni che hanno superato le guerre, noi possiamo superare in pieno questa emergenza, cercando, anche con l’ausilio di scelte di politica economica adeguate, quella che viene definita crescita a V: una ripartenza veloce, con aiuti mirati, una burocrazia alleggerita e con i furbetti e messi da parte, sostituti da volenterosi ed intraprendenti.
Occorre affrontare l’incertezza, magari riscoprendo le proprie qualità, puntando su di esse e analizzando i condizionamenti e i comportamenti che poniamo in essere, ma per farlo occorre mettersi alla prova, osare e trovare un punto di equilibrio tra la stasi e l’azzardo.

Per tutto questo sono necessarie motivazioni e volontà, nonché il confronto con le proprie ansie e paure. Vi sono cambiamenti che richiedono impegno, poiché nel cambiare vi è un futuro possibile che è nato dal riconoscere un bisogno che per realizzarsi incontra un limite da superare.

Quello che serve è uno sforzo di coraggio e coraggio non è follia: è una scelta che tiene conto delle caratteristiche personali e del contesto esterno, ma che sicuramente non si poggia su una cultura degli alibi, attribuendo le colpe all’esterno per le difficoltà.
Esercitiamo il coraggio nel momento in cui vinciamo ciò che ci spingerebbe a fare la paura. Non c’è coraggio senza una emozione o un sentimento di timore da contrastare: dove abbiamo una esatta percezione del rischio da affrontare, allora possiamo usare questa virtù, perché per gli antichi il coraggio era la prima delle virtù, quella che sopraintendeva a tutte le altre. La parola coraggio deriva dall’aggettivo latino coraticum (aggettivo derivante da cor, cordis cuore).
È una virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, tale per cui, chi ne è dotato non si blocca di fronte ai pericoli, affronta con serenità i rischi, non si abbatte per dolori fisici o morali e, più in generale, affronta a viso aperto i fatti e gli eventi della vita. In altre parole, il coraggio può essere definito come l’atteggiamento positivo con cui si affronta una situazione difficile o con cui si tende a raggiungere uno scopo difficoltoso e incerto. Il coraggio è una capacità che abbiamo o che possiamo andare a ricercare: serve coraggio nelle scelte, a livello economico, per chi ci governa e a livello individuale e sociale per ognuno di noi.

Il coraggio va poi miscelato con una giusta dose di ragionevolezza, legata al rapporto con gli altri ed il rispetto delle regole. Il buon senso, che non è una regola scritta e cogente, è un buon abbrivio per capire fin dove spingerci, come agire, dove poter arrivare. La ragionevolezza è una via mediana tra utopia e cinismo, una via mediana che, insieme al coraggio, potrà darci una strada da percorrere.

Dopo ogni crisi arriva un momento per ripartire. Le istituzioni debbono metterci del loro, ma anche cittadini, professionisti, lavoratori ed imprenditori devono tirare fuori il meglio di loro, con scelte coraggiose, lucide ed anche pragmatiche, magari considerando la possibilità di un esito incerto, ma con in testa un obiettivo chiaro.