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Fare Formazione nell’Età dell’Incertezza: il Counseling – 2a parte

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LE AREE SU CUI AGIRE: 

Le modalità  adattive delle difese

Una delle dinamiche che orientano il comportamento degli individui nella loro relazione con le organizzazione è il ricorso a difese che proteggono dall’incontro con l’ansia, derivante da situazioni che possono minacciare il sistema di equilibrio e di identità  costruiti dal soggetto. Possiamo riconoscere due tipologie di difese:

  • quelle disfunzionali, quando producono comportamenti che non consentono reale adattamento, ma perpetuano la conservazione di strategie cognitive ed emozionali sclerotizzate.
  • quelle funzionali, quando producono un adattamento alla realtà  che avviene anche attraverso il mutamento del proprio sistema di interpretazione e azione.

Un grande problema che oggi le organizzazioni devono affrontare è quello di trasformare le infinite difese disfunzionali in difese funzionali. Tale percorso in solitudine risulta difficile e impervio, ma potrebbe essere facilitato da una relazione di counseling, nella quale si esplorano:

  • le difese attuate e la loro provenienza nella storia delle relazioni personali ed organizzative,
  • la loro efficacia adattiva e funzionale, rispetto al nuovo contesto,

e dove si affrontano (Mucchielli, 1998):

  • possibili nuove strategie di difesa funzionale.

Il bisogno di controllo della realtà

La struttura psichica è un universo policentrico, mentre l’Io è una polarità debole. Il confine che rende possibile la personalità  individuale è costituito dalla rete di relazioni in cui si è inseriti sin dalla nascita (Marocci, 2000). La realizzazione di una relazione di benessere con se stessi e la realtà è anche influenzata dal bisogno che si sviluppa di avere controllo sulla realtà  stessa. Una funzione importante del counseling dell’incertezza potrà essere dunque quella di aiutare nel costruire:

  • self-awareness, ovvero capacità  di padroneggiare le risorse e le leve che aiutano nello sviluppo di consapevolezza di se stesso;
  • self-monitoring, ovvero riuscire ad applicare percorsi e modalità  di calibrazione e verifica dei propri comportamenti nella relazione con la realtà , in particolare riuscendo ad aiutare nell’aggirare le procedure di auto-conferma (le difese) e mettendo il soggetto nelle condizioni di mostrare a se stesso una parte di sè solitamente nascosta.

Il percorso che si suggerisce è finalizzato ad aiutare nella ristrutturazione della natura del bisogno di controllo, all’interno di una realtà  che vive di instabilità  e incertezza. Si tratta di agire pertanto sul legame circolare, e reciprocamente influenzante, che costituisce i fattori che influenzano il bisogno di controllo e la sua gestione della relazione con il mondo. Il lavoro del counsueling sarà  pertanto di accompagnare nella formazione di un circolo virtuoso del bisogno di controllo, attraverso lo sviluppo di consapevolezza su:

  • il contenuto implicito delle ansie che spingono ad elaborare un certo tipo di controllo;
  • la rappresentazione che si ha di se stessi e delle proprie risorse e capacità , e di quanto questa possa allearsi, oppure ostacolare, con una diversa necessità  di controllo;
  • le rappresentazioni della realtà  e del contesto, e di ciò che lo sguardo vi coglie come opportunità o minacce.

Il sentimento delle proprie motivazioni

La motivazione rappresenta oggi la vera e prioritaria frontiera di impegno per lo sviluppo delle risorse umane. Farsi carico del senso e dei significati che guidano il soggetto nella sua appartenenza organizzativa diventa il tema centrale, come diretta conseguenza della difficoltà  di arginare oggi una relazione tra individuo e organizzazione fondandola sulle premesse di un contratto che garantisce continuità , stabilità , chiarezza e coerenza.
Il dilagare di un vissuto di stress negativo (di-stress) ha alla sua origine il vissuto di una sproporzione, tra la realtà  e se stessi. Una sproporzione:

  • nei significati che assume la realtà  e quelli che si comprendono
  • nelle relazione tra le capacità che ci si attribuisce e quelle che si ritengono necessarie
  • nelle risorse che si dispongono e quelle che invece sono richieste

Questa sproporzione deprime la motivazione, ovvero la risposta di senso che l’individuo si dà, consapevolmente o inconsapevolmente, riguardo le ragioni per perseguire un certo obiettivo, oppure affrontare un certo sforzo (Amovilli, 1994; Inghilleri, 1995). L’azione di counseling dovrà  pertanto concentrarsi anche sull’approfondimento delle motivazioni che possono alimentare una relazione di adattamento al cambiamento e all’incertezza.

I confini della zona di sicurezza

L’ultima area nella quale può cimentarsi un counseling dell’incertezza è quella di aiutare ad espandere i confini entro i quali l’individuo trattiene le proprie esperienze e i comportamenti. Eco, nel pensiero mitologico della Grecia Antica, è una ninfa condannata da Era a ripetere sempre le ultime sillabe, essendo stata complice di Zeus in avventure extraconiugali. Eko, è la prima persona del presente del verbo Ekein, e significa: tengo saldo nelle mani, afferro, mantengo, ritengo, possiedo, ospito presso di me, mi tengo in me.
Questa immagine può essere associata alla relazione del soggetto con la realtà: vi è una propensione all’eco, alla riproduzione di sè, di quei comportamenti che si sono dimostrati efficaci, e che mettono al riparo da sorprese inattese, che ci consentono di trattenere noi presso noi stessi, di tenere saldo nelle mani ciò che crediamo di essere e sentiamo di essere. Possiamo definire l’identità  come un’eco, un campo entro il quale riproduciamo e nel quale limitiamo i nostri comportamenti e le nostre azioni. Un campo i cui confini sono determinati dalla sicurezza di cui abbiamo bisogno per predire e anticipare gli effetti delle nostre azioni verso il mondo e gli altri. L’ampiezza della nostra eco è la nostra zona di sicurezza, il cui confine e la sua estensione sono generati dal nostro bisogno di non incappare in delusioni, fallimenti o situazioni nella quali non ci sentiremmo bene con noi stessi. Nella nostra zona di sicurezza ci sono i comportamenti che sentiamo di avere sotto controllo, e di cui abbiamo una certa sicurezza dell’effetto che potranno produrre negli altri.

Ma quando il bisogno di controllo diventa eccessivo, quando l’estensione dell’eco riproduce per coazione comportamenti e modi d’essere, quando l’eco della nostra identità è sotto il dominio dispotico del controllo, perché è timore del caos, del vuoto, si producono le condizioni di un malessere che deprime l’estensione della zona di sicurezza e l’esplorazione di comportamenti ed esperienze che possono arricchire il soggetto di nuove forme di adattamento e intervento nella realtà. Il counseling dell’incertezza si propone di espandere la zona di sicurezza dell’individuo, arricchendolo di modi di esprimersi e agire nell’organizzazione che conquista sperimentando relazioni, comunicazioni e modi di agire di cui non ha preventivamente conoscenza dei possibili effetti. In altre parole, il counseling aiuta a sperimentare sfide, perchè accettare le sfide è un passaporto per il benessere, poichè le sfide vinte alimentano sicurezza in sé e generano risorse per accettarne di nuove.Un simile percorso porta pertanto a:

  • ricostruire il senso che lega il soggetto alla realtà
  • sperimentare e riconoscere suo potere sulla realtà
  • comprendere la qualità  delle relazioni che può avere con la realtà
  • modificare ed espandere la sua zona di sicurezza

 

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