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Distanza e vicinanza

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In questi giorni, i compiti semplici sono diventati insolitamente complicati. Maschere per il viso, guanti e vasetti di disinfettante per le mani riempiono le nostre tasche del cappotto o rivestono i nostri ripiani dell’armadio. Qualsiasi disagio causato da questi nuovi accessori onerosi è minore rispetto al pericolo della diffusione del Coronavirus. Stiamo tutti aspettando il giorno in cui un vaccino collaudato ci consentirà di tornare alle nostre routine quotidiane, ma una volta tornati alla nostra vita, le abitudini di acquisto dei consumatori saranno davvero le stesse di pre-COVID-19? Le abitudini stanno già cambiando.

Cominciamo dalle basi: tutti devono mangiare. Secondo i sondaggi online condotti a marzo e aprile da Engine Insights, dal 13 marzo lo shopping online è aumentato del 74% in risposta al coronavirus. I pochi che avevano resistito allo shopping online si sono sicuramente attivati ​​adesso.

In un futuro prossimo i consumatori cercheranno esperienze di acquisto senza contatto quando possibile, mantenendo le regole di distanziamento sociale, soprattutto se si verificherà un’altra ondata di pandemia. Questo a sua volta indurrà i consumatori ad adottare il self-service o il servizio a domicilio in diversi modi.Aumenterà l’uso di dispositivi di protezione individuale da parte di coloro che si occupano di ristorazione, assistenza sanitaria e altre industrie ad alto contatto, per adeguarsi ai consumatori con sensibilità comprensibilmente accresciute.Allo stesso tempo il coronavirus renderà anche gli esercenti più consapevoli della necessità di sottoporre a screening i clienti per potenziali rischi per la salute. Sono allo studio dispositivi di controllo degli accessi che includono termocamere per misurare la temperatura dei visitatori. L’aumento del take-away dei ristoranti e della consegna senza contatto a seguito del coronavirus accelererà la necessità di armadietti per il ritiro in negozi, uffici e ambienti residenziali. Vero o immaginato, l’idea di accedere al prodotto senza interazione umana sembrerà più igienica e quindi sicura. Va da sé che imprenditori e manager nelle organizzazioni devono tenere conto, nell’immediato futuro, di questi sviluppi nella gestione del business e nella gestione dei collaboratori.

Così come va considerato che la mancanza di interazione umana acuisce il senso di ansia e smarrimento di molti, che già in questo momento sono al limite della sopportazione (se lo percepite anche voi, non preoccupatevi siete nella norma) e si amplia notevolmente l’esigenza di vicinanza, che se non gestita in modo efficace determinerà una perdita di senso di appartenenza fondamentale in ogni organizzazione.

Vicinanza dei capi ai propri collaboratori, dei venditori ai propri clienti, che può essere espressa solo attraverso il canale digitale e che richiede il presidio di alcune dimensioni diverse da quelle della relazione interpersonale:

1.L’uso della voce: la modularità del tono e del ritmo rende viva, autentica l’interazione. Se un tempo l’essere un po’ monotono non costituiva particolare limite, sul digitale diventa insostenibile.

2.Le parole: saper verbalizzare le proprie emozioni e riconoscere verbalmente quelle degli altri crea vicinanza che un tempo poteva essere sostituita da comportamenti non verbali e dall’uso della prossemica.

3.La luce sul viso: sì, perché un viso in ombra, o con la luce dal basso inquieta mentre un viso illuminato da una luce coerente rassicura e avvicina (evitate luci bianche, come il neon, se avete una carnagione molto chiara).

4.Sorridere: la paralisi facciale che colpisce davanti alla telecamera può essere stemperata e resa autentica ricorrendo al comportamento non verbale caratterizzante gli esseri umani.