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La sfida delle emozioni

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Tutte le emozioni che possiamo vivere hanno in comune una relazione di movimento tra noi e il mondo. L’emozione è una reazione di contatto tra il nostro mondo interiore e quello che incontriamo fuori di noi. Forse possiamo dire che le emozioni sono la traccia del cuore nelle nostre intenzionalità.

Vi sono emozioni che sono immediatamente comprensibili nella loro intenzionalità, nel loro legame di reazione con ciò che ci accade. Altre sembrano invece meno chiare, più enigmatiche. Tutte le emozioni, se andiamo a fondo di ciò di cui sono espressione, ci portano però a un movimento di sporgenza verso il mondo, ci legano a qualcosa o qualcuno che sta fuori di noi.

Le emozioni sono la modalità con cui realizziamo la nostra comunicazione di scambio con il mondo. Una comunicazione che oscilla incessantemente tra il trattenere e il lasciare, tra il proteggersi e il ricercare, che produce gioia e dolore, allegria o ansia, secondo ciò che incontriamo e ciò che siamo.

E’ possibile dire allora che le emozioni, perché si manifestino in noi, hanno bisogno, o hanno l’imposizione, secondo le circostanze, di qualcosa che manca, che sta fuori, che si impone come presenza a cui reagire. Nell’emozione percepisco qualcosa che mi colpisce, perché arriva a toccarmi là dove sono meno, dove sono dischiuso a ciò che mi manca. La rabbia come l’entusiasmo, il disappunto come la gratitudine ci occupano il cuore dell’incontro con qualcosa che avviene colmando il nostro vuoto, oppure ricordandocelo con fatica.

C’è dunque nelle emozioni non solo ciò che ci completa di vita, ma anche la loro irriducibile condizione tragica. Vi è il sapere, magari inconsapevole, ma comunque vissuto, di essere proiettati verso qualcosa che è incontrollabile, verso l’ignoto che si sottrae. Avere emozioni è accogliere dentro di sé l’incerto che ci lega ad altri, diventando emozione che vibra e si protende verso qualcosa che è fuori di noi, richiamato dalla nostra carenza.

Scrive Cristina Campo sull’amore: “L’amore è per essenza tragico perché da esso – solo da esso – la freccia del nostro presente vola istantaneamente a configgersi nel futuro; superando di colpo tutto lo spazio che noi dovremmo lentamente percorrere, fissando un termine ignoto a cui non possiamo in alcun modo sottrarre la nostra anima” (Campo).

Le nostre emozioni, per questo loro essere movimento di sbilanciamento verso l’esterno, causano la carenza di cui sono espressione, prendono in ciascuno modi differenti, o meglio, sentimenti differenti. E’ infatti il sentimento, il nostro modo di sentire ciò che siamo e ciò che non siamo, che sta fuori di noi, che consente alle emozioni di affacciarsi nel nostro cuore, di metterci in subbuglio, di gioia o di dolore. Attraverso i sentimenti che forgiamo in noi, consapevolmente e non, indirizziamo la nostra vita emozionale, cioè il modo, del tutto unico e originale, con cui ciascuno costruisce la sua relazione affettiva con il mondo.

Nel sentimento vi è dunque un dilemma: tra controllo e manifestazione; tra il controllo e il riparo da ciò che le emozioni possono produrre in noi, nella loro relazione con il mondo esterno e la manifestazione, cioè l’indispensabile liberazione delle emozioni stesse, in quanto risorse indispensabili per entrare in rapporto con il mondo interno e esterno.

Dove vi è emozione non vi è controllo, e viceversa. Dove vi è emozione vi è slancio e contatto con ciò che ci manca, che ci tocca, che ci invade; vi è varco aperto all’ignoto della nostra relazione con ciò che sta fuori e avviciniamo senza controllo. Il controllo invece trattiene, previene, ci risparmia dalle emozioni, ci cautela, accettando di metterci in relazione con mondi conosciuti, senza ignoto.

Per questo attraverso le emozioni possiamo costruire un’intimità di conversazione con noi stessi, affrontando un viaggio di introspezione, perché non ci rivelano solo come siamo dentro, ma soprattutto con che occhi e con che cuore siamo in relazione con ciò che sta fuori di noi. Le emozioni ci confidano come stiamo vivendo il nostro movimento di tensione e di equilibrio con il mondo e, se siamo capaci di accorgercene, ci dicono i modi con cui stiamo reagendo all’incontro con l’esterno, con l’ignoto del mondo di cui abbiamo necessità e di cui abbiamo anche timore.