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Gratitudine e meraviglia

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Nel saper essere fragili scopriamo la gratitudine. Il sentimento di gratitudine ci mette nelle condizioni di riconoscere a qualcuno un beneficio che ne abbiamo avuto. Sebbene non vi siano limiti al provare gratitudine per qualcuno, sebbene ne sappiamo il valore positivo, non è un sentimento frequente, perché provare gratitudine non è facile, dipende dalla nostra disponibilità verso il riconoscimento, dalla nostra impotenza ad essere.
Ciascuno ha una propensione differente verso la gratitudine, un principio di tolleranza, un campo delimitato che determina le condizioni perché compaia e si affermi questo sentimento, poiché la gratitudine significa, nella sua profondità, riconoscere qualcuno o qualcosa come totalmente a noi estraneo, ed allo stesso tempo autore su di noi di un mutamento, di un influenzamento benefico: è l’accettazione in un solo pensiero del sapere l’estraneità dell’altro e allo stesso tempo il suo potere di farci sentire bene, di produrre su di noi un effetto, un cambiamento. Quando questo avviene, e per come avviene, si può generare gratitudine, questo sentimento caldo e leggero.
Nella gratitudine vi è dunque il difficile incontro con la nostra dipendenza e la nostra debolezza, con il potere che il mondo ha su di noi, portando in sé le condizioni di renderci felici se sappiamo accettarne la distanza e l’essere altro da noi. Siamo allora capaci di gratitudine quando ri-conosciamo noi stessi fuori di noi stessi, sapendo che non possiamo che esserne influenzati, spesso senza alcun potere, né autorità.
Essere fragili ci sa rendere grati, perché nella fragilità vi è la consapevolezza di essere parte, di essere divisi e incompleti senza il mondo che abbiamo intorno. Ma questa capacità non è realmente tale, se è accolta solo cognitivamente, occorre qualcosa che rende il nostro saperci fragili, un modo d’essere che ci apre alla capacità di gratitudine, occorre saperci meravigliare. Sant’Agostino ha scritto: “Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi” (Sant’Agostino, 1998).
Sapere avere nello sguardo chi ci è vicino e provare stupore è capacità di meravigliarsi. Tempo fa ho ideato un’attività da affrontare nella formazione, finalizzata ad avere esperienza di quanto siamo uguali e differenti dagli altri. Chiedo a tutti di scrivere su cinque differenti fogli di carta una frase che descriva qualcosa di se stessi che considerano importante, ad esempio, una persona che ha lasciato un segno nella loro vita, un ricordo, qualcosa in cui credono, un’attività che dà valore alla loro vita. Ciascuno sa che scriverà queste frasi che potranno essere lette dagli altri, sebbene senza poter risalire a lui o lei. Poi, scritti i fogli, chiedo a tutti insieme di disporli sul pavimento a faccia in giù, come tracciassero un sentiero. Finito, invito le persone a camminare su questo pavimento di cose importanti, leggendo le frasi scritte da tutti, sin tanto che ciascuno ne trova due che vuole tenere con sé.

E’ un’esperienza singolare questa, perché succede sempre che ciò che viene scritto dalle persone, sia ricorrente e comune, frasi semplici che ricordano la nascita del figlio, il legame con i genitori, il valore dell’amicizia, il desiderio di aver tempo per la famiglia.

Quel che accade è accorgersi che c’è chi legge queste frasi degli altri, ricercando per sé qualcosa di scritto in modo unico e singolare, tanto da vivere come banali, la maggior parte delle cose che legge. C’è invece chi legge queste frasi e sa meravigliarsene, perché comprende che per qualcuno sono qualcosa di importante per lui o lei.
Il sapersi meravigliare è nella capacità di guardare le cose e scoprirle capaci di lasciarci qualcosa, di entrare in noi e portare con sé un po’ di noi. Occorre essere fragili e non troppo pieni per sapersi meravigliare, perché se il nostro cuore è occupato da troppe cose, da paure e timori, da bisogni di essere e avere, allora rimane poco spazio per guardare l’invisibile e rimanerne meravigliati. Poiché nel saperci meravigliare viviamo la bellezza della gratitudine, che avviene quando sappiamo, come ci ricorda Alain De Saint-Exupery che “non si vede che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.”

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