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Indulgere

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Una delle caratteristiche di questa realtà, colma di incognite e mutamenti, è di costringere ciascuno a imbattersi nella pluralità, in accadimenti, idee, esperienze che contrastano e sono lontane dai valori e i punti di vista da quelli che si possiedono. Quando tutto è diventato vicino, quando possiamo sapere e conoscere sempre di più, quando siamo in connessione con moltissime persone, è inevitabile imbattersi nella differenza, nella diversità, in modi che non sono i nostri, in atteggiamenti che non ci appartengono, in valori che non condividiamo.

Indulgere etimologicamente significa concedere, essere benigni, significa anche abbandonarsi.
La giustizia non è tale se non sa essere anche indulgente. Essere giusti significa avere capacità di riconoscere ragioni che hanno diritto d’esistere, anche se non seguono il diritto che è stato stabilito. Indulgenza è ben diverso da permissivismo, che invece cessa di vigilare su ciò che è giusto fare o essere. L’ignoto e l’incertezza richiedono di essere capaci di indulgenza.

Indulgenza è la capacità di abbandonarsi, di farsi contagiare dalla diversità, di essere benevoli verso ciò che ci rimane estraneo. È la capacità di abitare il lontano e le contraddizioni.
È una difficile collocazione emotiva e di pensiero, perché non significa accettare indiscriminatamente, non significa rimuovere convinzioni e modi di essere. Semmai è l’opposto: l’indulgenza dà da pensare, richiede di interrogarsi a fondo, di confrontarsi con le proprie idee, le proprie convinzioni e le proprie paure. Nell’indulgenza vi è la decisione di accettare ciò che il cuore ci farebbe tenere lontano, di comprendere ciò che i nostri modi di vivere e di pensare ci farebbero respingere.

Vivere nell’ignoto e nell’incertezza privi di indulgenza ci rende poveri, difesi e imprigionati. Perché l’indulgenza è una pratica di equilibrio. Senza indulgenza l’ignoto diventa conflitto, diventa isolamento.
Senza indulgenza chi è lontano da noi diventa un nemico, un aggressore, al minimo diventa indifferente. Senza indulgenza il nostro cuore è pieno di critiche, di biasimo per gli altri e per ciò che incontriamo.
Senza indulgenza stiamo al riparo nel guscio delle nostre convinzioni e delle nostre certezze, siamo protetti dal mondo che si fa sempre più vicino con le sue diversità, le sue ambiguità, le sue contraddizioni, una vicinanza faticosa. Un riparo che però ci imprigiona, limita le nostre possibilità di espanderci e di vivere al centro della nostra vita. Senza indulgenza escludiamo e rifiutiamo, teniamo lontano, siamo al coperto delle nostre certezze, di più, siamo rinchiusi nelle nostre certezze.

PRATICA-MENTE

Quanto essere indulgente?

Occorre non confondere l’indulgenza con la codardia, o con la rinuncia a difendere e proteggere se stessi e le proprie idee.
L’indulgenza che ci aiuta ad essere al centro di noi stessi, e in una relazione positiva con l’ignoto e l’incertezza, è quella che ci arricchisce, che ci consente di:

• conoscere e comprendere meglio il mondo che ci circonda, avvicinandoci a ciò che viviamo differentemente;
• impossessarci di nuove idee e nuovi modi di vedere la realtà, facendoci la parzialità e l’incompletezza delle nostre convinzioni;
• sentirci utili e d’aiuto agli altri, consentendoci di vedere in ciò che è diverso anche dei bisogni di attenzione.

Sono modi per essere indulgenti:

• evitare di considerare la coerenza come una condizione per separare il buono dal cattivo;
• evitare di considerare le proprie convinzioni delle certezze;
• evitare di giudicare e condannare gli altri e quel che incontriamo velocemente, e senza dubbi;
• evitare di vedere antagonismi e opposizioni in ciò che potrebbe essere invece timore e smarrimento.

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