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Legami

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Il cuore non sa contenere un numero smisurato di legami. Eppure le organizzazioni aspirano a un’integrazione che renda le persone capaci di collaborare e di costruire legami illimitatamente. Rivolgere agli altri un sorriso, dedicare dell’attenzione, rispondere a un’e-mail, alzare il telefono e chiamare il collega, partecipare a riunioni, rispondere a tutti coloro che ci chiedono qualcosa. E’ come per la corsa: correre fa bene al cuore e all’organismo, ma ogni volta che si atterra con il piede, ad ogni falcata, si deve sopportare un intangibile microtrauma. Ognuno dei nostri atti comunicativi non è solo fonte di benessere, perché ci consente di vivere in relazione con gli altri, è anche un microtrauma, perché richiede un po’ di sforzo di adattamento agli altri: sorridere, parlare, scrivere, rispondere. Ogni atto comunicazionale e relazionale richiede una piccola fatica, spesso invisibile, altre volte no, che va a occupare e utilizzare le nostre risorse emozionali. Quando la vita organizzativa ci investe con decine di relazioni comunicative quotidiane, limitare lo sforzo dell’integrazione non è un fatto di resistenza, è un fatto di sopravvivenza. Non si hanno energie per tutti, non si hanno energie psicologiche, ovvero emozionali, per affrontare con attenzione, disponibilità e desiderio di adattamento e comprensione tutte le relazioni che si hanno quotidianamente. Non vi è una cattiva coscienza nella carenza di integrazione che tante volte vediamo intorno a noi, vi è un cuore che cerca riposo dal tanto correre.

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