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Liberare la gratitudine

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Riceviamo innumerevoli benefici e doni, eppure sembra così raro un sentimento di gratitudine, di riconoscenza. Forse perché facciamo fatica ad accorgerci dei benefattori che incontriamo. Come avessimo indurito e incallito il nostro cuore, rendendolo più insensibile a vedere ciò che potrebbe generare in noi un sentimento di devozione verso chi ci regala qualcosa che ci arricchisce.
Eppure ve ne sono di opportunità per essere grati e riconoscenti, perché saremmo ben più poveri se non avessimo dagli altri idee, sorrisi, ascolto, aiuti, comprensione e stimoli.
Ma il sentimento di riconoscenza, per dispiegarsi pienamente dentro di noi, ha bisogno di allearsi con gioia e leggerezza con un altro sentimento, quello della nostra carenza, del sentirci meno senza gli altri, senza un sorriso, un gesto e uno sguardo.
Proviamo per qualcuno della gratitudine, e questo, quando avviene, è molto, proprio molto. Sebbene non vi siano limiti al provare della gratitudine (già al risveglio con il primo respiro della mattina sino all’ultimo della giornata), provare gratitudine non è facile, perché dipende dalla nostra disponibilità a riconoscere i nostri confini.
Il sentimento di gratitudine si presenta quando riconosciamo di aver ricevuto un beneficio, un favore che ci ha arricchiti. Però ognuno ha la sua propensione verso la gratitudine, perché ognuno ha i suoi confini con ciò che lo supera, oltre i quali incontra ciò che suscita un grazie ammirato e generoso. Ma non si tratta solo dei confini che delimitano ciò che non siamo e che possiamo un po’ superare perché qualcuno ci accompagna oltre con la sua generosità. Si tratta anche di quanto siamo capaci di accettare i nostri confini, di raccogliere i nostri limiti attraverso ciò che ci tocca di qualcosa che sappiamo riconoscere maggiore di noi.
Possiamo essere grati ad un’attenzione che riceviamo, oppure al solo sentirci parte di qualcosa che accade; ciascuno ha il suo modo di accogliere ciò che è fuori di noi e lascia un segno nel nostro sentimento di debito.
La capacità di gratitudine è differente in ciascuno di noi per quanto sappiamo accettare di avere un debito di debolezza verso qualcuno che è fuori di noi, è capacità di accogliere il potere positivo e benefico su di noi di ciò che ci è estraneo. Saper essere grati significa allora saper riconoscere la nostra impotenza d’essere, la nostra limitatezza, ed anche la dipendenza verso il mondo e gli altri, che lascia in noi un segno e un impegno.
Viviamo della gratitudine quando ri-conosciamo noi stessi fuori da noi stessi, sapendo che non possiamo che esserne influenzati senza alcun potere, né autorità.
Chi prova poca gratitudine, chi non vede intorno a sé motivi che suscitano il desiderio di un grazie, producendo di conseguenza un debito di riconoscenza, chi sente raramente l’ammirazione verso qualcosa che ammette essere un bellissimo regalo, forse questa siccità del sentire è quella di un cuore che ha smarrito il meraviglioso che sta oltre i propri confini.
La gratitudine incontra sulla sua strada anche il bisogno di elogio. Ma anche l’elogio è raro. Non i complimenti e le lodi che lusingano, o che cercano benefici. L’elogio, prodotto dalla gratitudine, è quello che nasce del desiderio di celebrare in modo visibile un valore, di rendere vero, per il fatto di renderlo palese, un nostro legame di riconoscimento verso qualcuno.
Cosa merita il nostro elogio? Abbiamo occhi e cuore per trovare intorno a noi mondi, persone e gesti di cui sentiamo il bisogno di dirne delle lodi. L’amore spinge alle lodi della persona amata, perché ci sentiamo proiettati in qualcuno capace di elevarci e di propagarci. Per chi altro abbiamo elogi, ovvero sguardi che vedono qualcosa che merita la nostra lode, la nostra meraviglia e la cerimonia del nostro sentimento di riconoscimento? Quando ci accade che irresistibilmente sentiamo il desiderio di un elogio? Abbiamo amici, colleghi, conoscenti che suscitano in noi un elogio, oppure il mondo ci pare così conosciuto, normale, così vicino e facile, da non trovare nessuno che meriti le nostre lodi?
Perché ciò che sentiamo il desiderio di elogiare è ciò che sentiamo il desiderio di raggiungere.

 

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