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Il “limes”: una rilettura sul limite e il suo significato

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Il limite è una parola ricorrente quando si affrontano temi legati all’espansione, lo sviluppo e il cambiamento. Di un termine forse abusato ricerchiamo una lettura diversa che può allargarne l’interpretazione.

È sempre interessante ricercare l’etimologia e il significato delle parole.
“Limite”, deriva dal latino “limes” (o limen), a sua volta di etimologia incerta. Nel suo significato originale indicava una linea condotta trasversalmente soprattutto attraverso il terreno. Il tracciamento di tali linee, o limitatio, era l’operazione normale che faceva l’agrimensore quando misurava e divideva i lotti, da distribuire ai coloni. Poiché tali linee, tra lotto e lotto, erano segnate da strade, limes passò quindi ad avere il significato di strada, che poi fondamentalmente mantenne sempre, anche quando il suo significato si allargò ad indicare più precisamente una strada militare, fortificata, anzi l’insieme stesso delle fortificazioni; distese ai confini dell’impero (limes imperii), là dove questi non erano segnati dal mare o da un fiume.
Conviene infatti subito notare che mal si tradurrebbe il concetto latino di limes usando in sua vece la parola ‘’confine’’ poiché il limes, non è una linea ideale indicata da pochi termini posti a distanza tra loro, o nei punti di transito, come normalmente si segna oggi un confine tra stato e stato, ma è essenzialmente un’opera di fortificazione, di cui elemento principale e fondamentale rimane sempre la strada, la quale, tranne rare eccezioni, non può essere che continua. Questo spunto, preso dall’Enciclopedia Treccani, ci consente alcune ricche riflessioni.

Il limes è dunque un limite, fortificato. E nella nostra esperienza, qualsiasi situazione, reale o presunta, che riteniamo invalicabile, ha metaforicamente l’idea di uno steccato invalicabile e irto di insidie.
Oltre il limes poi c’è l’ignoto. E nell’ignoto vivono i mostri e le strane creature. Prendiamo esempio dall’iconografia classica o dai racconti storici: le Colonne d’Ercole o il Vallo di Adriano, rappresentavano un limite oltre il quale c’era un ignoto, popolato da strane creature e da temibili mostri. Solo i coraggiosi o forse i folli osavano superare quelle fortificazioni. E limes, infatti, sono anche le fortificazioni che possiamo identificare come le nostre difese, al nuovo, al diverso, alle opportunità che ci obbligano a uscire dalla zona di comfort e a metterci in gioco.
Inoltre quel “limes” è stato frutto di sforzi, battaglie, rischi e atti di coraggio. Quindi non un limite dato, ma ricercato e voluto, per il quale si è dovuto combattere. Non un limite stabilito a prescindere, ma conquistato e in continuo divenire.
L’idea che accomuna tutte queste declinazioni è la presenza di una linea di demarcazione che stabilisce un rapporto di inclusione/esclusione tra gli elementi interni ed esterni ad essa.

Riguardo il limite possiamo introdurre un ulteriore tema di sacralità e rispetto: i romani definirono ‘’limiti’’ quelle pietre che segnavano il confine, le quali erano sacre e non potevano essere rimosse senza che si commettesse delitto.
La storia dell’uomo è una continua sfida ai propri limiti, per poi trovarne degli altri. Il coraggio è il propellente per andare alla ricerca di qualcosa di nuovo e di diverso e superare i confini conosciuti. Da questo punto di vista, parlare di limite o di confine significa parlare di identità e della sua estensione e caratterizzazione.
Ogni cambiamento presuppone un rischio da un lato, e la capacità di affrontare e spostare i propri confini dall’altro.
Fuori dalla zona di sicurezza ci aspetta un mare non semplice da affrontare che ci potrà mettere in difficoltà. Ma è solo nelle difficoltà che chi ha valori forti emerge ed è in grado di fare la differenza.

Ognuno di noi”, recita un motto cinese, “va a dormire ogni notte con una tigre accanto. Non puoi sapere se questa, al suo risveglio, vorrà leccarti o sbranarti”.

Con questa metafora la saggezza antica vuole ricordare la relazione che ognuno di noi ha con i propri limiti. Solo cercando di migliorarci costantemente possiamo renderci amica la nostra tigre, in quanto nessuno può evitare quella che può essere la peggiore o migliore delle compagnie: noi stessi.

La sfida costante ai nostri limiti è da sempre quella che alimenta l’entusiasmo e la gioia di vivere: il brivido della scoperta e del nuovo, che si oppone alla tendenza alla stasi rassicurante e stagnante.

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