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L’organizzazione dei sentimenti smarriti

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Le organizzazioni non sono più le stesse.
L’affermazione è insignificante, eppure è anche abbondante di significati.
Tra la realtà delle organizzazioni di ieri e quella di oggi è accaduta una soluzione di continuità, una frattura. Ieri era l’epoca della costanza, della prevedibilità, del numero conosciuto delle variabili, della velocità controllata e delle comunicazioni. In tempi e in modi diversi, quasi tutte le organizzazioni sono arrivate alle caratteristiche dell’oggi, arrivo che ha coinciso con l’imbattersi con qualcosa di radicalmente nuovo: l’impensabilità del futuro. Il futuro è venuto meno. Ciò che ci rende il presente irriducibilmente differente da ieri è l’impossibilità di poter immaginare, progettare e prefigurare il domani. Nella realtà di ieri era possibile vivere la condizione rassicurante di potersi immaginare e rappresentare il futuro. Poter raccontare ai figli quel che accadrà loro, magari persino il loro lavoro; poter credere di possedere nell’oggi le conoscenze utili per il domani; poter immaginare un ritmo della propria vita, nel quale gli oggetti e le cose rimangono stabili, come trama di abitudini che forniscono e confermano identità. Tutto questo è cessato. Domani è diventato nebulosa opaca, da affrontare colmi di ignoto e incertezza (Zapelli, 2001).

L’organizzazione è spazio d’esperienza nel quale si genera soggettività, nel dialogo tra un compito da realizzare e il coinvolgimento delle proprie capacità, conoscenze ed emozioni. Nell’organizzazione vi è dunque nascita del sé, perché nella relazione con un universo di ruoli, di potere, di significati, di prassi, di comunicazioni, di risultati e fallimenti si modella ciò che sentiamo di essere e di poter essere. Questo itinerario di esercizio della propria identità, all’interno della vita organizzativa, impiega modelli, valori ed esperienze che costituiscono le attrezzature cognitive ed emozionali a cui si è stati educati. Sennonché le organizzazioni di oggi non sono più le stesse, perché le trasformazioni accadute non richiedono solo un processo di riposizionamento delle strategie attraverso le quali la soggettività esprime se stessa, ma anche producono lo smarrimento dei modelli di sentire e agire di cui si è attrezzati. Non vi è lo stesso, non troviamo lo stesso a cui ci siamo preparati, che abbiamo nei nostri ideali, non vi è lo stesso:

  • nel modo di interpretare e comprendere quel che ci circonda,
  • nei linguaggi e nei modi di costruire relazioni e comunicazioni,
  • nei valori e nel loro modo effettivo di concretizzarsi,
  • nella gestione del potere e dei rapporti di forza,
  • nell’uso delle conoscenze e delle capacità a disposizione.
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