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Il presidio delle motivazioni

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La motivazione non riguarda la causa delle nostre azioni, ma la ragione che scegliamo e che decidiamo per esse. Troviamo e abbiamo una motivazione quando ci si pone una domanda su quale siano le nostre intenzioni. La motivazione precede e indirizza l’azione nel realizzare un fine connesso con i valori a cui ci si ispira.

Trovare una motivazione è allora una nascita, un’epifania, che prende quel che viviamo – bisogni, desideri ed emozioni – e lo equipaggia di un senso, di un significato esistenziale, connesso a ciò che è rilevante per la nostra esistenza.

La motivazione, e quindi il significato, si deprime o si genera dalla relazione tra:

  • come percepisco il contesto in cui mi trovo (accogliente o inospitale, facile o difficile, certo o incerto, interessante o indifferente)
  • come sento me stesso (le capacità e le risorse che sento di possedere rispetto al compito che mi è richiesto);
  • come sono (in termini di carattere, valori ed esperienze)

Di seguito, l’illustrazione del ciclo della motivazione:

E’ chiaro che maggiore è lo sforzo richiesto dall’organizzazione e maggiore è l’attesa di cambiare aspetti della propria struttura di abitudini, di elaborazione cognitiva ed affettiva della realtà, più forte è la domanda di senso e più complessa è l’elaborazione dell’individuo del circuito della sua motivazione.

Presidiare pertanto le motivazioni significa avere attenzione alla modalità e alle condizioni che alimentano la motivazione. Senza trascurare quindi che lo sviluppo di motivazione prioritariamente non è la conseguenza di tecniche di comportamento insegnate ai capi, ma ancora una volta richiede all’organizzazione di interrogarsi sulla propria coerenza e sulle condizioni che la rendono capace di ospitare l’ascolto della soggettività (Amovilli, 1994).