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Saper cambiare: una capacità propedeutica -1a parte

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Ben sappiamo come l’esperienza del lavoro sia contraddistinta da una costante e illimitata sollecitazione delle risorse personali e dei comportamenti agiti. Quel che si è raggiunto, la soglia conquistata, non è mai sufficiente per la sopravvivenza. L’obiettivo atteso per domani non è mai adeguato alle capacità  e alle esperienze applicate sino ad oggi. Richiede di più. Ancora di più. A maggior ragione in un’economia della crisi e del contenimento dei costi, di tutti i costi, materiali e immateriali. E’ dunque una capacità  personale indispensabile quella di saper cambiare. Saper mutare non è una risorsa analoga ad altre capacità. Essere capaci di cambiare è equivalente al possesso di un mezzo di trasporto, che di per sé non è viaggiare, ma è ciò che contribuisce a renderlo possibile. Saper mutare di per sé non rende più forte la leadership che si possiede, ma è solo se si sa mutare che è possibile affrontare con successo un percorso di miglioramento della propria leadership.
E’ noto ed è anche ben visibile: sono le difficoltà  che misurano e tradiscono le capacità  che una persona possiede, rivelandone la sua tenuta e funzionalità. E’ nell’affrontare compiti e finalità  complicate e ardue che si palesa la qualità  effettiva con cui si padroneggiano le capacità  possedute. Non è ascoltare la persona piacevole e gradevole che si scopre la propria capacità di ascolto, ma quando occorre farlo con chi mostra di essere arrogante o logorroico.

Questo è, infatti, lo scenario che impegna oggi molti manager, capi e professional nella loro vita organizzativa: il doversi impegnare in un teatro quotidiano dell’eccellenza, se per eccellenza intendiamo quel livello di qualità  delle capacità  che rendono efficaci nelle situazioni più impegnative e faticose.
Perciò è sempre più frequente che una persona si trovi faccia a faccia con le proprie carenze, con comportamenti che non risultato sufficientemente adeguati, con situazioni e condizioni così impegnative da non poter essere superate se non grazie al possesso di capacità solide e dotate di strategie di comportamento “straordinarie”.
Siamo nell’epoca della biografia personale, del celibato individuale delle finalità, dove ognuno si trova al centro delle proprie possibilità, privo sempre più di un’appartenenza sociale, professionale, organizzativa o culturale protettiva e accogliente. In questa arena è allora un requisito ineludibile il possesso di una capacità: saper cambiare. Saper mutare è una “meta-capacità” perché è necessaria per perfezionare le singole capacità specifiche, necessaria per rimuovere o perfezionare limiti e carenze di singole e circoscritte capacità.

Saper cambiare è la capacità necessaria per realizzare un qualsiasi traguardo di perfezionamento personale, che richieda di mobilitare e smobilitare abitudini, routine, spontaneità  disfunzionali. E’ l’abilità che consente di impadronirsi di strategie di comportamento efficaci nelle situazioni disagevoli e faticose. Situazioni nelle quali i propri valori, i propri traguardi e la propria progettualità  si imbattono ormai quotidianamente.
Non si migliora la propria capacità  di gestire emozioni, relazioni o decisioni senza saper cambiare. Tra l’aver capito di avere una carenza o un aspetto da migliorare e l’effettivo miglioramento, tra l’avere un desiderio d’essere e il riuscirvi, è necessario avere una fune da tirare tra i due poli, sulla quale camminare con abilità: saper cambiare.

 

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