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La scomparsa delle sfumature nell’epoca short & fast thinking

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Una forma di questo presente è la scomparsa delle sfumature, di ciò che sta nel mezzo. Scompare, nel significato che viene escluso e respinto, ciò che non è abbastanza o è troppo poco. Ciò che è opaco e ambiguo, ciò che potrebbe ma anche non potrebbe essere, ciò che sta un po’ qui e anche un po’ là. Scompare questa terra di mezzo perché richiede sforzi di attenzione, di comprensione e di tolleranza per essere accolta, avvicinata e inclusa.
In questa epoca di short & fast thinking, di sentimenti di minaccia alla propria incolumità, di accumulo emozionale, le nostre risorse adattive sono massicciamente all’opera, per metterci a disposizione una sopravvivenza. Sopravvivenza che cerca di organizzarsi, nella disagevole relazione con l’incertezza e l’ignoto, con il minor consumo di energie possibile. Sennonché occorrono dosi ragguardevoli di energie, per avere sogni che si proiettano nel futuro, per avere pazienza e ascolto verso tutti coloro che vogliono qualcosa da noi, per mettere a disposizione sorrisi e cortesia.
L’empatia, d’altronde, ci porta a esplorare un’altra forma di pathos, quella di en, che significa “dentro”, “fra”, “in”, “tra” e “uno solo”. Nell’empatia l’emozione ci porta ad avere dentro noi l’Altro, perché siamo fra le sue emozioni e il suo sentire, tra le sue esperienze, sino a farci medesimi. Se la simpatia è un movimento che va da sé all’Altro, perché si portano i propri bisogni (di rassicurazione e benessere) nell’Altro, trovandovi aspetti che rassicurano e danno piacere, l’empatia è un movimento invece opposto, che dall’Altro arriva sino me. Sono io a farmi contenitore dell’Altro. L’Altro entra dentro di me, trovando uno spazio di accoglienza e di inclusione. Infatti, il modo più sintetico ed efficace per descrivere l’empatia è immedesimarsi. Non si tratta dunque di riconoscere e trovare ciò che cerco, ma di comprendere, facendomi io Altro, indipendentemente da quanto lo possa trovare piacevole, condivisibile, facile e rassicurante, con le sue modalità d’essere, di sentire e di pensare. L’empatia si produce quando si genera in me dello spazio vuoto da convinzioni che escludono e pre-giudicano, da risentimenti che canalizzano l’accoglienza o il rifiuto, da bisogni che saturano l’ascolto in modo autoreferenziale. L’empatia ospita l’Altro nella sua differenza da me, facendomi uguali alla sua estraneità. Infatti, possedere una buona capacità di empatia significa sapersi immedesimare anche in persone che non approviamo e di cui non condividiamo le idee e i modi. Le si “com-prende” e si riconosce ciò che vivono, senza che poi questo debba produrre qualche forma di alleanza o di condivisione. Ci si ferma all’empatia che produce immedesimazione, sebbene i propri valori personali possano portare altrove nelle scelte.
Occorrono energie per accogliere le sfumature, le ambiguità e le precarietà della vita. Energie emozionali necessarie per stare in bilico sull’incerto, per mantenersi al centro di se stessi e delle proprie fragilità.
La direzione della sopravvivenza è risparmio, semplificazione, abbreviazione. Sapere subito dove è il giusto e lo sbagliato, avere subito chiara un’etichetta da assegnare a una persona, sentirsi facilmente nel giusto. Sentire chi è simpatico e sapere chi è antipatico. Per l’empatia occorre troppo.
Occorrono energie per essere empatici, per portare dentro di noi i tanti altri che soffrono, che patiscono, che vivono disagi e dei quali quotidianamente ne abbiano notizie, immagini e voci. Farci Altro, immedesimarci nelle innumerevoli persone che vivono un’umanità dolente, che quotidianamente vediamo nei telegiornali, che leggiamo nei giornali, che ci raggiungono via internet con immagini, video e blog, richiede sforzi ed energie impressionanti. Essere connessi in continuazione, accedere a tante informazioni, sapere e vedere hanno prodotto una difesa emozionale: l’indifferenza. Per una sopravvivenza emozionale abbiamo imparato una callosità emotiva, che ci risparmia dall’avere un’empatia, che ci costringerebbe a un livello di pathos insopportabile.

 

 

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