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Costruire un arco di senso per i collaboratori

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Il periodo storico che stiamo vivendo ha accentuato o accelerato situazioni, fenomeni e dinamiche personali e sociali, individuali ed organizzative.
Per un manager una delle responsabilità importanti e caratterizzanti la sua azione era ed è lo sviluppo e la motivazione dei collaboratori. Il tema è ancora più attuale con una parcellizzazione del lavoro in atto da tempo, un futuro spesso incerto e una disarticolazione organizzativa, intrappolata tra Smart Working, lavoro in presenza, e incertezza sugli obiettivi aziendali già di breve periodo, non solo nel medio e lungo.

Dove stiamo andando? In termini più pratici quale è il senso del lavoro, a volte distante ma vicino attraverso le tecnologie? E come trovare un valore all’attività di tanti ruoli all’interno dell’organizzazione spesso dispersi anche più di prima?

Qualsiasi attività che l’essere umano svolge, se non è legata a moti emozionali o affettivi, deve essere legata ad un senso, ad un orizzonte di significato, nell’immediato o in un periodo relativamente breve. Questo dà consistenza al proprio agire, permette di generare le energie migliori e conduce a soddisfazione e motivazione. Potremmo in prima approssimazione definire la motivazione come l’energia che attiva, dirige e sostiene il comportamento. In realtà la motivazione è qualcosa di ancora più importante dell’energia che sostiene il comportamento, è il significato che diamo al tempo vissuto, il senso alle nostre azioni, ed è anche la forza interiore che ci spinge verso la crescita e il miglioramento personale.
Parafrasando una parte della teoria di Max Weber, noi in quanto esseri umani abbiamo bisogno di un agire dotato di senso, un agire significativo. Un agire significativo rispetto ad un valore o rispetto ad uno scopo. Per porre in essere comportamenti che abbiamo una direzione e un motivo di essere, essi vanno inseriti in una cornice e in questo il ruolo del capo, del manager, può fare davvero molto.

Quello che si chiede oggi a chi ha responsabilità di governo delle persone all’interno delle organizzazioni è un ruolo che sappia generare una trasformazione, in quanto occorre ridurre la complessità. Gli uomini per poter agire devono ridurre il complesso in semplice, trasformare le possibilità che sono infinite, in opzioni reali, che sono poche. Il manager spesso deve gestire contenuti e informazioni contraddittorie e non chiare, con ampi gradi di decifrabilità e deve essere capace di trasferirle ai propri collaboratori in modo più semplice, meno contrastanti e con un grado maggiore di decifrabilità.

Inoltre è richiesto al manager uno sforzo per generare integrazione. L’organizzazione può amplificare le potenzialità di chi ne fa parte, ma anche diluire, disperdere, far perdere di senso e significato l’azione e l’attività singola o di un gruppo. Perché il lavoro di molti sia incrementale rispetto alla somma dei singoli lavori è indispensabile che vengano focalizzati gli sforzi, orientati e focalizzate le singole attività. Il ruolo del manager è quindi di integrare i piani di azione di ognuno verso un fine sovraordinato, un obiettivo comune. Questo significa che il manager deve saper frantumare opportunamente il macro obiettivo in obiettivi assegnabili al singolo o al team.

Inoltre, al Management è richiesto anche un ruolo di valorizzazione e motivazione. Le persone agiscono anche perché le attività hanno per loro un significato, perché sono situazioni a cui tengono e danno valore. In un’organizzazione il compito del manager è di orientare il fare, l’agire dei collaboratori, affinché non risulti in contraddizione con gli scopi organizzativi e soprattutto trovi un arco di senso all’interno di essa. In un momento come quello attuale è forse importante ritrovare valori, simbolismi ed il senso disperso delle singole azioni. Generare significato nelle attività e valorizzarne l’impatto sociale, inteso come effetto sulla realtà circostante, vuoi che sia il gruppo, l’organizzazione, il contesto esterno, possono essere momenti per costruire un arco di senso nell’agire quotidiano del collaboratore. Saper creare una prospettiva, quando risulta poco visibile, un significato, non immediatamente percepibile, un impatto, anche per chi lavora all’interno della stessa organizzazione, possono essere leve motivazionali e di supporto nell’azione nel breve e nel medio periodo.

L’aquilone di ognuno di noi vola se è tenuto al suolo, attraverso piccoli passi, accorgimenti, variazioni di rotta che di per se stessi generano la direzione per un qualcosa di più alto ed auspicabile.