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Spontaneamente autentici

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Comunemente, la spontaneità viene ritenuta positiva, perché evoca sincerità, immediatezza e trasparenza. Sennonché spontaneo è quel modo di agire del quale non ci chiediamo se è giusto, se potrebbe essere migliorato, se forse ci stiamo sbagliando. Agiamo e basta, in modo automatico, senza applicare una vigilanza e un dubbio. La spontaneità è una risposta immediata e reattiva a ciò che dobbiamo pensare, fare o sentire. Proprio per questo la spontaneità può essere dannosa. Vi sono modi di pensare che risultano errati perché troppo immediati. Vi sono scelte che si rivelano sbagliate perché non hanno avuto un dubbio che le analizzasse meglio. Timidezze, paure, irascibilità, pregiudizi: comportamenti spontanei, ma che non consentono di esprimere il meglio di noi stessi.

Nella spontaneità si perde eccedenza, ovvero la possibilità di avere alternative nei modi di pensare e agire. La spontaneità è esercizio meccanico dell’esperienza diventata automatismo. Nella spontaneità non vi è libertà, ma ripetizione inconsapevole. Non vi sono, spontaneamente, trasformazione e cambiamento consapevoli. Nella spontaneità albergano paure, timori, routine cognitive, che limitano le possibilità di agire e quindi la libertà. Se la libertà è consapevolezza, se la libertà ha necessità di eccedenza, di pluralità di alternative e di possibilità, allora un’educazione all’autenticità richiede di contrastare la spontaneità, di manometterla, cercando di alterare ciò che spontaneamente e inconsapevolmente si trasforma in percezione della realtà, in valutazione, in scelta e in azione.

Va però anche detto che abbiamo bisogno, tanto bisogno, di spontaneità. Non perché ci rende autentici e migliori, ma perché ci rassicura, perché ci consente di sentirci sicuri nella ripetizione, perché ci consente di risparmiare energie fisiche, intellettive e psichiche. Perché ci consente di vivere di certezza e non di dubbi, di replica e non di mutamenti, di prevedibile e non di ignoto. La spontaneità è una produzione ineludibile e indispensabile dei nostri sistemi cognitivi ed emozionali. Il nostro pensiero e le nostre emozioni si impossessano dell’esperienza per trasformarla in spontaneità, in automatismi che si ripetono. E’ il caso dei pregiudizi, che sono una risposta immediatamente pronta, senza necessità di una domanda.

Se la spontaneità è un effetto, di cui abbiamo bisogno, che si produce irresistibilmente, si tratta allora di generare spontaneità virtuose, che stanno in noi in modo automatico, ma mettendo alla luce e praticando la nostra autenticità. Se spontaneamente il timore limita le nostre comunicazioni; se spontaneamente abbiamo modi di analizzare che trascurano aspetti che poi si rivelano significativi; siamo portatori sani di spontaneità errate. Abbiamo la possibilità di educarci, frenando e prendendo il controllo degli automatismi della nostra spontaneità, per imparare modi di essere migliori. Occorre lo sforzo di controllare e frenare quei modi spontanei che ci danneggiano, che limitano la qualità del nostro modo di essere. Uno sforzo che contrasta la spontaneità, ma che se viene ripetuto nel tempo, si trasforma in una nuova spontaneità, però virtuosa.

PRATICA-MENTE

Di seguito delle domande sulle tue spontaneità.

  • Riesco a non avere paure che mi frenano nel comunicare con gli altri?
  • Riesco a non avere timori che mi sono d’ostacolo nel prendere le mie decisioni?
  • Riesco a sperimentare una gamma di emozioni variegate e piene di differenti sfumature?
  • Riesco ad accettare serenamente di non piacere a tutti coloro che mi conoscono?
  • Riesco a non aver bisogno di essere sempre all’altezza in ogni situazione?
  • Riesco a non prendermi troppo sul serio?
  • Riesco ad accettare me stesso/a senza nessun sentimento di inadeguatezza?
  • Riesco a modificare il mio punto di vista nel valutare la realtà?
  • Riesco ad essere allegro/a?
  • Riesco a non cercare colpe, in me e negli altri?
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