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Due modi di essere vulnerabili

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“Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi.”
Ludwig Wittgenstein

Una caratteristica psicologica vitale, che non poco determina le nostre sorti personali, è la modalità con cui affrontiamo il disagio, la fatica o il dolore. Sovente le esperienze di dolore, fallimento o insoddisfazione sono un bivio, un crocevia dove abbiamo la possibilità di imboccare direzioni differenti del nostro futuro. Nei modi di elaborare le nostre esperienze di insuccesso e dolore sperimentiamo il versante vulnerabile della nostra felicità, i nostri modi di vivere la fragilità.

Vengono chiamate coping la modalità psicologiche dedicate a far fronte ad eventi stressanti e faticosi. Vi è un profondo legame tra le strategie di coping che si utilizzano e l’impatto delle loro conseguenze sul futuro che si produce e il vissuto di felicità che si nutre.

Le modalità di coping possono essere ricondotte a due stili:

1. Concentrarci sulla soluzione.

Di fronte a un disagio o a un insuccesso, ci si concentra ad esplorare le scelte e i modi di agire necessari per dominarlo, cercando di prendere il controllo della realtà che si vive, per modificare o risolvere la situazione che sta minacciandoci o danneggiandoci.

Appartengono a questa strategia di coping l’azione, la ricerca di strade alternative, l’analisi accurata dei fatti, la convinzione di potercela fare, l’impegno e la tenacia nel cercare di affrontare le circostanze insoddisfacenti. Questa strategia è focalizzata sui fatti ed è ben poco emotiva, perché dedicata a chiedersi cosa sia possibile fare.

Il suo rischio è l’onnipotenza, la ricerca testarda di soluzioni che non sempre in realtà sono possibili.

2. Concentrarci sulla riparazione emotiva del nostro vissuto.

Questa strategia assorbe la mente nelle emozioni prodotte dal disagio. Monopolizzata dallo stato emotivo che si vive, questa modalità di coping può essere dominata da sentimenti differenti. Possono essere la colpa o la delusione, oppure l’accettazione serena e positiva di quel che si vive. O ancora la mente si concentra sul sentimento di abbandono, di incomprensione, di incapacità o debolezza.

Ciò che ha di ricorrente questa scaltra strategia di coping è il raccoglimento della mente sulle emozioni vissute, nel rapporto con gli eventi spiacevoli o indesiderati. Un’attenzione che consente un preciso beneficio e risarcimento psicologico: dedicandoci ad ascoltare le nostre emozioni, ancorché spiacevoli, ci si pone al centro della nostra attenzione. Otteniamo una cura egoica. Raccogliamo le nostre attenzioni sul nostro mondo interiore, allontanandoci dallo sforzo di ascoltare gli altri e comprendere il mondo esterno.

Il suo rischio è l’assenza di un impegno di cambiamento, per un ripiegamento nel proprio modo emotivo.