Scarica il PDF e leggi l'articolo anche offline.
Verrai automaticamente iscritto alla newsletter.
Ti invieremo le nostre comunicazioni ogni quindici giorni.

Le strategie di coping a sostegno dell’adattamento

Download PDF

 

Nella condizione di stress psicologico, quando si percepire una richiesta dell’ambiente che necessita uno sforzo di energie e risorse, ne nasce l’appello ad un comportamento di adattamento, definito anche come coping.

Se lo stress è la reazione di adattabilità dell’individuo nella sua relazione con l’ambiente, non è l’ampiezza e l’intensità delle richieste a determinare l’esperienza di stress, ma la qualità della relazione tra le richieste dell’ambiente e la persona che le percepisce. Da qui lo stress nella sua forma critica, quando produce malessere, il cosiddetto “di-stress”, nasce dal vissuto di una discrepanza tra le richieste della situazione in cui ci si trova e le risorse a disposizione per farvi fronte. Discrepanza che non consente all’individuo di adottare strategie di coping efficaci. Il coping può essere infatti definito “come quell’insieme di processi cognitivi che pongono le premesse per un tentativo di adattamento o di cambiamento di varie natura all’ambiente da parte dell’individuo” (Favretto, 1994).

E’ chiaro quindi che buone capacità di coping aiutano a crescere dinamicamente e partecipare in modo intenzionale ed efficace al proprio sviluppo.

Un aspetto dominante dell’attuale economia dell’incertezza è la produzione di stress, ovvero di incessanti e impegnative reazioni e di adattamento ad una realtà che muta, propone sempre nuovi obiettivi, impegna in nuove capacità e attività. Una realtà a cui l’organizzazione non è in grado di rispondere efficacemente adottando le tradizionali leve di gestione delle performance e degli obiettivi, quelle basate sul disegno organizzativo dei processi e dei job, sull’applicazione della logica pianificazione-controllo, sulla prescrizione di procedure e norme.

La risposta di adattamento dell’organizzazione ad una relazione con il contesto dominata dall’instabilità e dall’ambiguità richiede di reclutare risorse presenti nella dimensione invisibile della soggettività, operante nell’organizzazione stessa.

Il concetto di coping appare dunque un riferimento essenziale e rilevante, perché pone l’attenzione sulle risorse personali possedute dagli individui nella loro soggettiva reazione adattiva alle richieste del contesto in cui operano.

Laddove l’organizzazione vede indebolite le tradizionali leve di orientamento e contenimento dei processi organizzativi, laddove la struttura, le procedure, la gerarchia, l’univocità dei processi informativi, risultano insufficienti per garantire una performance organizzativa rapida, flessibile e mutevole, si ‘scarica’ sul soggetto, e sulla sua personale dotazione di risorse psicologiche e attitudinali, la richiesta di farsi carico direttamente, con una bassa mediazione delle strutture organizzative, di determinare, adattare, imprenditorializzare, ottimizzare la risposta organizzativa.

Il lavoro situazionale, che ha sostituito quello routinario, è l’espressione di una richiesta del contesto e dell’organizzazione che investe direttamente il soggetto del compito di organizzare l’azione, compito che prima era assolto e progettato attraverso la configurazione delle strutture, delle procedure e delle gerarchie.

In questa prospettiva si colloca dunque l’attenzione per le risorse di coping che l’organizzazione è attenta a sviluppare e alimentare nelle persone. Perché lo sviluppo di capacità di coping risulta congeniale e benefico:

  • sia all’organizzazione, in quando rafforzano la capacità di adattamento all’incertezza,
  • sia all’individuo, perché aiutano a sviluppare benessere nella relazione con l’ambiente e le sue richieste.